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Lammerda #3

Alla fine è giunta: la pace la quiete il silenzio. Alla fine come sempre ha vinto lei la malattia il destino la morte. Ora sei qui sotto il tuo sudario immobile quasi sorridente se non fosse per il colore se non fosse per un certo odore (fiori?gas?) si direbbe quasi (quasi) che dormi. Sei solo più un sacco un contenitore vuoto un involucro destinato a liquefarsi non c’è più la persona che eri che mi ha generato che mi ha amato che mi ha sostenuto che mi ha curato oramai c’era solo più un animale avido di aria di tempo di vita ed ora anche quell’animale se ne è andato.. Addio mamma sarai per sempre dentro di noi addio, per sempre

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Lammerda #2

ma perché in Italia è vietata l’eutanasia? Me ne fotto se bisogna distinguere tra attiva passiva astensione da accanimento: perché la morfina sì, la benzodiazepina sì ma il barbiturico no? Ma che dobbiamo dimostrare? Dobbiamo conquistarci il regno dei cieli? Ma tu stato laico non puoi addurre il procrastinarsi del dolore come merce di scambio per il paradiso, tu stato laico devi andare al letto di un malato terminale e chiederti :«che gli/le sto facendo?» «sto dando delle chance di cura a questa persona o ne sto prolungando solo l’agonia?» e siccome la risposta è evidente dovresti domandarti :«ma perché non dò a questa persona il diritto ad una morte dignitosa, quando ancora magari è in sè, può magari salutare tutti un abbraccio ai nipoti al marito ai figli eppoi senza sangue vomito urina urla farsi spegnere in maniera controllata?» già perché? Che dignità c’è al letto di un malato terminale da difendere? Quale arzigogolato principio di non disponibilità giustifica uno stato nel far morire come animali selvatici i suoi cittadini? Eppure sono sicuro che chiunque al capezzale di una persona cara si preoccupa affinché non soffra… Pigrizia? Benaltrismo? CL? Opus dei? Bigottismo? Merda!

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Lamerrda 

la morte è fredda immobile quasi una foto e i tuoi tratti si rilassano non soffri più il tuo corpo non combatte più sei una pietra un lenzuolo un trattato di anatomia una curiosità scientifica un’opera d’arte ma morire è lammerda, è sangue contrazioni sudore il tuo io che cerca di riemergere dal buio? sogno? luce? I tuoi occhi che si spengono che non mettono più a fuoco che guardano oltre…cerchi acqua, cerchi aria, cerchi spazio…e ti spegni…perdi la tua umanità, sei una bestia impazzita, un pesce che si si dibatte sulla spiaggia, i tonni nella mattanza…sei (eri) mia madre…

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Sono una cattiva persona (?)

Sono una cattiva persona? Non so, effettivamente il fastidio che provo quando mi chiedono:« Come sta la mamma?» “E come vuoi che cazz stia?” «Bene, insomma, benino, insomma stabile…» dipende dalle immagini che mi appaiono alla domanda: una povera donna, l’ombra di se stessa, in penombra, in una camera da letto non sua, in un letto non suo, con tanti cuscini sotto la schiena, troppe coperte per la stagione, con i capelli corti, che fanno fatica a ricrescere, che con un fil di voce mi dice:« Oggi se riesco vengo a vedere il nipotino» Sì mamma, vai, sennò che stiamo a fare tutta questa chemio se poi te ne stai a letto? Eppoi mi vengono in mente le tante domande che ci facciamo: ma che stiamo a fare? Sì una speranza, ma di cosa? Non è che stiamo solo prolungando il suo calvario? Lei cosa vorrebbe scegliere se avesse scelta? Lei spera sempre nel miracolo (in fondo anch’io) invece stiamo solo rinviando il momento di quando ricomparirà resistenza e di nuovo la malattia si farà letale e stavolta non credo ci sarà spazio per una terza linea, per prolungare di quanto? per ottenere cosa? certo mi spiacerà quando non ci sarà più (e non riesco ancora a rendermi conto di quanto mi mancherà) ma adesso quanto mi pesa la sua immagine lì distesa nel letto, che mi mostra la pancia livida per l’ennesima iniezione di eparina, che mi mostra il pic per la flebo, che mi fa contare le pillole della chemio (“oggi è l’ultima dose vero? poi mi lasci riposare per un po’ di giorni?”) la sua voce ormai flebile, lei trasformata in una bambolina di cristallo, fragile come la mia bimba, ma non è la mia bimba, è mia madre, quegli occhi sempre più spenti, la fatica di arrivare a fine giornata, e adesso anche le spillate sulle dita, per vedere quanto zucchero c’è nel sangue… già :«Come sta la mamma?»

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“Come sta la mamma?” #2

Non capisco perchè la gente si senta in obbligo di chiederti come vanno le cose: sanno che hai una “tragedia” in famiglia, sanno che non c’è nulla da fare, la neoplasia è di quelle che non perdonano, non ci sono novità in campo terapeutico da almeno 30 anni e l’unica arma approvata nel 2013 è ormai spuntata, tutto il resto sono tentativi alla cieca… forse perchè mi vedono un po’ distratto, forse perchè sanno che arrivo tardi al mattino perchè passo a metterle la flebo, o sanno che ieri è stata tutto il giorno in oncologia (“no, non è ricoverata, è solo venuta per prendere le terapie e poi doveva fare la medicazione del pic e casualmente c’aveva pure il colloquio con la psicologa-oncologa – che detto tra noi ma che cazz deve immaginarsi della situazione di un paziente oncologico? perchè sia depresso? e nel caso della mamma c’è forse qualche terapia antidepressiva che possa fare effetto prima che faccia il suo lavoro la malattia? – “) eppoi ti chiedono :« ma perchè non la riporti nella sua città?» «perchè poi come farei a seguirla?» « beh le paghi una infermiera per una assistenza continuativa» “no, non hai capito un cazz non è che ho paura che non sia seguita da un punto di vista sanitario (beh oddio in realtà sì, ma non solo), ma so che se ci fosse un problema io potrei gestirlo solo a distanza, e non conosco nessuno, e se loro due andassero nel panico mi ci vorrebbe del tempo prima di essere fisicamente sul luogo e a quel punto ci sarebbe il problema che sarei troppo lontano da casa e dalla mia famiglia se i bimbi o mia moglie avessero bisogno”… ma perchè ci tenete tanto a farmi sentire una mer*a?  che alternative avevo? certo la sua città è il top dei top per la terapia oncologica ma me la avevano mandata a casa solo con terapia di supporto, per cui per loro era solo un feretro ambulante… certo poi (ma i giorni corrono veloci) avrei potuto farla tornare ma in poche settimane la malattia è diventata di nuovo letale e solo una settimana fa sembrava che stesse di nuovo per infettarsi lo stent (ti ricordi quando a febbraio eravamo in sala d’attesa in PS con lei che vomitava di continuo e l’infermiera al triage che ci consolava :« sì sì non si preoccupi sua mamma è un codice verde con pallino, appena finiscono i codici gialli (per la cronaca poveri dementi-allettati-piagati che le case di cura scaricano appena la febbre o la tosse inizia a peggiorare, solo che arrivando in ambulanza e non con mezzi propri – cretino – sono codici urgenti, non siamo mica ER) vedrà che i medici gliela vedono» … certo quando qui si è passati alle Cure Palliative potevo di nuovo farla andare a casa ma chi scommetteva su quanto sarebbe durata? qualche giorno? qualche settimana? eppoi lei stessa è voluta subito correre qui dopo la sotituzione dello stent a febbraio, e quando sono tornati alla città per quella festa dei 50 anni di matrimonio la sera stessa è voluta tornare qui.. sì lo so, lei non fa testo, non si sarebbe voluta ammalare, avrebbe voluto che io fossi rimasto nella città (ma non c’era lavoro per i giovini), che mi fossi sposato e avessi fatto dei figli là, come lei che era rimasta nella cascina dei suoi finchè non si è sposata, e comunque i suoi erano con la famiglia del fratello più grande «sì mamma ma erano altri tempi, eravate in campagna, eravate in 12, certo che tuo padre e tua madre non sono mai stati soli –  e però tuo papà è morto in una stanza di ospedale – e sono rimasti sempre in un luogo che loro amavano, ma io sono solo, voi non abitate in campagna ma in un monolocale di una città, io non avevo lavoro in quella città e mi sono costruito una vita altrove… certo se fossi rimasto solo potevo anche tornare almeno in questo periodo, ma chi ci pensava? chi pensava che proprio tu, che mangiavi le erbe di campo, che facevi tutti gli screening possibili, ti saresti ammalata di un cancro così cattivo?»

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“Come Sta La Mamma?”

Di mer*a, grazie, sai sta morendo, è uno zombie che cammina ma sta cazz di chemio la sta facendo durare più della media (o mediana?) di sopravvivenza, solo che non sa che farsene di ‘sti giorni in più che poi diventano settimane e poi mesi, poi sembra che siamo lì lì per “uscire di scena” (“exitus” alla fine è davvero un signor bel termine per “morte”) ma poi le risorse vengono ancora fuori, la sua pervicacia ottiene ancora delle risposte biologiche ma a che pro? solo per avvilirsi sempre di più, non c’è progettualità (“posso cercare un altro appartamento? questo che mi hai trovato figlio mio fa veramente schifo” “sì lo so mamma, ma almeno sei vicino a noi, se hai bisogno arrivo subito, i nipoti son qui – leggi: se hai bisogno di assistenza notturna, pre-termine posso anche stare fuori casa tutta la notte tanto in 5 minuti sono di nuovo da mia moglie ed i miei figli -” “posso passare le vacanze al mare?” ” Ma ceeertooo mamma, vedrai come sarai in foooorma questa estate..”), ormai le uscite sono sempre più rade e al massimo a qualche centinaio di metri da casa, coi nipoti non regge più, non può andare per negozi (“ho bisogno di un pigiama, di una maglietta nuova, dovrei andare in posta a prendere qualche euro…”) neppure al mercatino perchè dopo dieci minuti è stanca… anche mangiare (fare da mangiare) è diventata una tortura (e mio padre come al solito è mooolto collaborativo) insomma è come morire di fame su una isola deserta, aspetti che l’inedia ti prenda, ma nel frattempo sei lucido, pensi che dovrai morire presto ma non sai quando e nemmeno come, guardi il mare e speri di vedere qualcuno all’orizzonte e magari pensi anche che passerà quando tu ormai non ce la farai più neanche a segnalare la tua presenza, insomma una bella morte di mer*a! (dedicato a chi dice che è meglio avere tempo per pensare che morire di (un) colpo!)

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Non dormo

ormai da quel lontano giorno di luglio non dormo più bene, o almeno non ricordo più di aver dormito senza risvegli notturni:  lo so è ansia, poi c’è la vita famigliare, il lavoro eppoi sempre lì presente la malattia, quel cancro che cresce e divora, che sì è beffato di ogni prevenzione, che mi sta portando via, male (ma dicono che ci sia di peggio) mia madre… non credo di essere mammone, non più di tanti altri, anzi ormai erano anni, almeno 3 lustri che si viveva in città diverse, ci si sentiva a volte neanche una volta a settimana, comunque le telefonate erano brevi, a volte si litigava e ci si sbatteva il telefono in faccia…beh mio padre non lo sentivo mai direttamente, tanto sapevo che c’era mia madre a fare da tramite e poi che cosa dovevamo dirci? eppoi ci si vedeva alle feste comandate e d’estate magari per qualche settimana, al ritorno da un viaggio o più recentemente coi nipoti… eppoi c’era la salute, allora ci si sentiva/vedeva più spesso, si parlava con qualche esperto eppoi, passata la preoccupazione, si tornava al tran tran di sempre. Eppoi c’è quel maledetto 2014, quell’inizio un po’ in sordina (“non digerisco tanto bene” “ho sempre bruciori di stomaco”) poi l’insistenza per il controllo periodico (“guardami un po’ quegli esami, la dottoressa ha detto che il fegato è un po’ gonfio”)(figurati mamma chissà che hai capito, qui nel referto dice che è tutto a posto), eppoi quella strana dieta a base di riso in bianco (“non mi va più niente, ho sempre più male”) (ma dai mamma sarà la solita influenza intestinale) eppoi la strana assenza al compleanno del piccolino, eppoi la gastro al volo (“qui c’è la colecisti dilatata, che fa impronta sul duodeno, però non vedo niente di strano nello stomaco, falle fare una TAC”) eppoi la discussione sul mezzo di contrasto (“no sono allergica” “e allora signora non la possiamo fare”) (ma dai mamma non sei allergica al massimo fai  la preparazione) eppoi quelle telefonate a N (“sai sto proprio male, però mi passa con il Riop*n” “E allora L stai tranquilla gli esami erano a posto, la gastro era negativa adesso organizziamo per la TAC”) eppoi il primo ricovero in PS con gli esami nella norma (e che caz ma si può nel 2014 fare una diretta dell’addome ad una paziente che si presenta con sintomi subocclusivi?) e poi quel secondo ricovero in PS mentre io stavo tornando dal PS con la piccolina (“niente di preoccupante signori, solo una banale tonsillite, fatele una settimana di AB per sicurezza ma state tranquilli”) eppoi iniziavo il mio lungo viaggio di ritorno e tu mi chiamavi verso le 10 di sera per dirmi che il medico mi vuole parlare :«e allora fammi chiamare, io sono per strada, al massimo arrivo domattina» «no vuole parlarti dal vivo» «vabbè, ma che caz..» eppoi la telefonata a mezzanotte eppoi io che arrivo (non so come) alle tre a casa vostra e alle 6 sono già in PS per parlare con sto tipo:«mi scusi sono il figlio della signora…, il medico mi ha detto che mi avrebbe voluto parlare dal vivo» «mi spiace ma il dottore è salito su in sala medici e non ritorna prima delle 8 comunque appena arriva la faccio chiamare» «ok grazie» «scusi lei è il dottor…» «no mi spiace ma appena arriva la chiamiamo» eppoi alle 9 la collega del cambio turno che mi chiama «si salve il mio collega mi ha detto che voleva parlarci… ecco questi sono gli esami della mamma, la sua eco…» «NO, come è possibile ha fatto un’eco a marzo e non c’era nulla, cosa sono quelle palle lì?”(ma io cazzo lo so cosa sono quelle palle lì cazzo cazzo cazzo) :«ah mi spiace, pensavo che il collega le avesse già detto qualcosa, però c’è una massa alla testa del pancreas..» «NO, ma lei era sotto controllo per una cisti della coda e a marzo non hanno visto nulla alla testa» «eh mi spiace, adesso la ricoveriamo e così con la TAC vediamo meglio», vedo imbarazzo nella collega del cambio turno (“ma quello stro*o ma in che bella situazione di m*rda mi ha messo”) a me si offuscano gli occhi, devo uscire e l’infermiere mi insegue :«guardi che la mamma le vuole parlare però non in questo stato qui, si riprenda un po’ eppoi vada a parlare con la mamma, su coraggio, mi dispiace» già… mi dispiace…

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Mamma #2

ma quanto è cruda la natura che fa sopravvivere tua madre al(l’anniversario del) giorno del tuo parto in un letto attaccata ad una flebo? «Auguri tesoro» auguri a te mamma

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Fighetti #2

vagavo per l’internet e capito sul sito causa della nascita del gruppo dei fighetti (transfughi) ed ad un articolo/blog di una delle giornaliste (?) del sito leggo commenti di alcuni dei fighetti (sì mi rode, non mi sento inferiore a loro epperò non mi hanno voluto tra loro) e vabbè niente di sostanzioso un po’ di pubblicità al loro sito di fighetti, un qualche “daje”, “forza” eppoi il solito illeggibile (perculante?) commento del solito Br**o… però, sticaxxi, l’argomento E’FFORTE: PP (Paolina Paperina) ha (ha avuto) il cancro, dovrebbe essere guarita e disquisisce del se sia il caso di dirlo su Facebook: e sticaxxi! Al di là della partecipazione umana (e anche del “però c’hai avuto un bel bucio de kiulo”) mi sarebbe piaciuto rispondere:« ciao mi chiamo ..na e a luglio ho scoperto di avere un cancro del pancreas metastatico. Dopo vari peregrinaggi una oncologia del nord ovest mi ha somministrato una chemioterapia (sì lo so fighetti che chemioterapico non è chemioterapico ma qualsiasi farmaco prodotto per via sintetica, ma sticaxxi) di prima linea a cui mi ero aggrappata con tutte le mie forze residue e sembrava che anch’io come lei cara PP stessi vincendo la mia battaglia… ma poi a gennaio l’amara verità: la malattia aveva smesso di rispondere e solo per ostinazione dei miei cari siamo arrivati ad un tentativo con un chemioterapico di II linea (ho scritto giusto fighetti?) però sento le forze venir meno ogni giorno che passa ed il mio corpo reagisce sempre peggio al trattamento, il mio umore è sempre più a terra e mi chiedo sempre perchè a me? Con l’amaro nel cuore ti lascio a riflettere sulla tua fortuna. Tanti auguri …na»  ESTICAXXI

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Mamma

mi dispiace, mi dispiace da morire, ma non è colpa mia, anzi non è colpa di nessuno, semplicemente capita, la morte è lì che ci aspetta e la malattia è uno dei suoi tramiti, forse il più frequente ma non l’unico, eppure hai visto morire le persone a te care, i tuoi conoscenti, le tue amiche e lo so non te lo aspettavi, nessuno se lo aspettava, addiruttura ti facevi seguire per quell’altro problema ma la natura fa brutti scherzi e ti (ci) ha fregato e ora non si può far più nulla: c’abbiamo provato, contro anche l’opinione di gente che lavora in centri importanti (eh l’umiltà questa sconosciuta) e per un po’ l’abbiamo tenuta sotto controllo ma tu speravi di guarire tu volevi guarire tu (secondo te) ti meritavi di guarire:«perchè io? perchè a me? che cosa ho fatto?» Bhe anzitutto hai sposato papà…

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Pagine Sporche

Le storie di Mario Pacchiarotti

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fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza

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"Il pubblico vuole vedere sempre gli stessi film: bisogna deluderlo, sennò non si farebbe nulla di interessante nell’arte." -Woody Allen

Cavolate in libertà

Nessuna opera che non abbia un carattere goliardico può essere un capolavoro.

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Karashò

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Diario di una cinica estetista

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Il cinema è la scrittura moderna il cui inchiostro è la luce. (Jean Cocteau)