“Come sta la mamma?” #2

Non capisco perchè la gente si senta in obbligo di chiederti come vanno le cose: sanno che hai una “tragedia” in famiglia, sanno che non c’è nulla da fare, la neoplasia è di quelle che non perdonano, non ci sono novità in campo terapeutico da almeno 30 anni e l’unica arma approvata nel 2013 è ormai spuntata, tutto il resto sono tentativi alla cieca… forse perchè mi vedono un po’ distratto, forse perchè sanno che arrivo tardi al mattino perchè passo a metterle la flebo, o sanno che ieri è stata tutto il giorno in oncologia (“no, non è ricoverata, è solo venuta per prendere le terapie e poi doveva fare la medicazione del pic e casualmente c’aveva pure il colloquio con la psicologa-oncologa – che detto tra noi ma che cazz deve immaginarsi della situazione di un paziente oncologico? perchè sia depresso? e nel caso della mamma c’è forse qualche terapia antidepressiva che possa fare effetto prima che faccia il suo lavoro la malattia? – “) eppoi ti chiedono :« ma perchè non la riporti nella sua città?» «perchè poi come farei a seguirla?» « beh le paghi una infermiera per una assistenza continuativa» “no, non hai capito un cazz non è che ho paura che non sia seguita da un punto di vista sanitario (beh oddio in realtà sì, ma non solo), ma so che se ci fosse un problema io potrei gestirlo solo a distanza, e non conosco nessuno, e se loro due andassero nel panico mi ci vorrebbe del tempo prima di essere fisicamente sul luogo e a quel punto ci sarebbe il problema che sarei troppo lontano da casa e dalla mia famiglia se i bimbi o mia moglie avessero bisogno”… ma perchè ci tenete tanto a farmi sentire una mer*a?  che alternative avevo? certo la sua città è il top dei top per la terapia oncologica ma me la avevano mandata a casa solo con terapia di supporto, per cui per loro era solo un feretro ambulante… certo poi (ma i giorni corrono veloci) avrei potuto farla tornare ma in poche settimane la malattia è diventata di nuovo letale e solo una settimana fa sembrava che stesse di nuovo per infettarsi lo stent (ti ricordi quando a febbraio eravamo in sala d’attesa in PS con lei che vomitava di continuo e l’infermiera al triage che ci consolava :« sì sì non si preoccupi sua mamma è un codice verde con pallino, appena finiscono i codici gialli (per la cronaca poveri dementi-allettati-piagati che le case di cura scaricano appena la febbre o la tosse inizia a peggiorare, solo che arrivando in ambulanza e non con mezzi propri – cretino – sono codici urgenti, non siamo mica ER) vedrà che i medici gliela vedono» … certo quando qui si è passati alle Cure Palliative potevo di nuovo farla andare a casa ma chi scommetteva su quanto sarebbe durata? qualche giorno? qualche settimana? eppoi lei stessa è voluta subito correre qui dopo la sotituzione dello stent a febbraio, e quando sono tornati alla città per quella festa dei 50 anni di matrimonio la sera stessa è voluta tornare qui.. sì lo so, lei non fa testo, non si sarebbe voluta ammalare, avrebbe voluto che io fossi rimasto nella città (ma non c’era lavoro per i giovini), che mi fossi sposato e avessi fatto dei figli là, come lei che era rimasta nella cascina dei suoi finchè non si è sposata, e comunque i suoi erano con la famiglia del fratello più grande «sì mamma ma erano altri tempi, eravate in campagna, eravate in 12, certo che tuo padre e tua madre non sono mai stati soli –  e però tuo papà è morto in una stanza di ospedale – e sono rimasti sempre in un luogo che loro amavano, ma io sono solo, voi non abitate in campagna ma in un monolocale di una città, io non avevo lavoro in quella città e mi sono costruito una vita altrove… certo se fossi rimasto solo potevo anche tornare almeno in questo periodo, ma chi ci pensava? chi pensava che proprio tu, che mangiavi le erbe di campo, che facevi tutti gli screening possibili, ti saresti ammalata di un cancro così cattivo?»

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