Non dormo

ormai da quel lontano giorno di luglio non dormo più bene, o almeno non ricordo più di aver dormito senza risvegli notturni:  lo so è ansia, poi c’è la vita famigliare, il lavoro eppoi sempre lì presente la malattia, quel cancro che cresce e divora, che sì è beffato di ogni prevenzione, che mi sta portando via, male (ma dicono che ci sia di peggio) mia madre… non credo di essere mammone, non più di tanti altri, anzi ormai erano anni, almeno 3 lustri che si viveva in città diverse, ci si sentiva a volte neanche una volta a settimana, comunque le telefonate erano brevi, a volte si litigava e ci si sbatteva il telefono in faccia…beh mio padre non lo sentivo mai direttamente, tanto sapevo che c’era mia madre a fare da tramite e poi che cosa dovevamo dirci? eppoi ci si vedeva alle feste comandate e d’estate magari per qualche settimana, al ritorno da un viaggio o più recentemente coi nipoti… eppoi c’era la salute, allora ci si sentiva/vedeva più spesso, si parlava con qualche esperto eppoi, passata la preoccupazione, si tornava al tran tran di sempre. Eppoi c’è quel maledetto 2014, quell’inizio un po’ in sordina (“non digerisco tanto bene” “ho sempre bruciori di stomaco”) poi l’insistenza per il controllo periodico (“guardami un po’ quegli esami, la dottoressa ha detto che il fegato è un po’ gonfio”)(figurati mamma chissà che hai capito, qui nel referto dice che è tutto a posto), eppoi quella strana dieta a base di riso in bianco (“non mi va più niente, ho sempre più male”) (ma dai mamma sarà la solita influenza intestinale) eppoi la strana assenza al compleanno del piccolino, eppoi la gastro al volo (“qui c’è la colecisti dilatata, che fa impronta sul duodeno, però non vedo niente di strano nello stomaco, falle fare una TAC”) eppoi la discussione sul mezzo di contrasto (“no sono allergica” “e allora signora non la possiamo fare”) (ma dai mamma non sei allergica al massimo fai  la preparazione) eppoi quelle telefonate a N (“sai sto proprio male, però mi passa con il Riop*n” “E allora L stai tranquilla gli esami erano a posto, la gastro era negativa adesso organizziamo per la TAC”) eppoi il primo ricovero in PS con gli esami nella norma (e che caz ma si può nel 2014 fare una diretta dell’addome ad una paziente che si presenta con sintomi subocclusivi?) e poi quel secondo ricovero in PS mentre io stavo tornando dal PS con la piccolina (“niente di preoccupante signori, solo una banale tonsillite, fatele una settimana di AB per sicurezza ma state tranquilli”) eppoi iniziavo il mio lungo viaggio di ritorno e tu mi chiamavi verso le 10 di sera per dirmi che il medico mi vuole parlare :«e allora fammi chiamare, io sono per strada, al massimo arrivo domattina» «no vuole parlarti dal vivo» «vabbè, ma che caz..» eppoi la telefonata a mezzanotte eppoi io che arrivo (non so come) alle tre a casa vostra e alle 6 sono già in PS per parlare con sto tipo:«mi scusi sono il figlio della signora…, il medico mi ha detto che mi avrebbe voluto parlare dal vivo» «mi spiace ma il dottore è salito su in sala medici e non ritorna prima delle 8 comunque appena arriva la faccio chiamare» «ok grazie» «scusi lei è il dottor…» «no mi spiace ma appena arriva la chiamiamo» eppoi alle 9 la collega del cambio turno che mi chiama «si salve il mio collega mi ha detto che voleva parlarci… ecco questi sono gli esami della mamma, la sua eco…» «NO, come è possibile ha fatto un’eco a marzo e non c’era nulla, cosa sono quelle palle lì?”(ma io cazzo lo so cosa sono quelle palle lì cazzo cazzo cazzo) :«ah mi spiace, pensavo che il collega le avesse già detto qualcosa, però c’è una massa alla testa del pancreas..» «NO, ma lei era sotto controllo per una cisti della coda e a marzo non hanno visto nulla alla testa» «eh mi spiace, adesso la ricoveriamo e così con la TAC vediamo meglio», vedo imbarazzo nella collega del cambio turno (“ma quello stro*o ma in che bella situazione di m*rda mi ha messo”) a me si offuscano gli occhi, devo uscire e l’infermiere mi insegue :«guardi che la mamma le vuole parlare però non in questo stato qui, si riprenda un po’ eppoi vada a parlare con la mamma, su coraggio, mi dispiace» già… mi dispiace…

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